Spam generato dagli utenti: le nuove indicazioni di Google
Google aggiorna la guida sullo spam generato dagli utenti: pagine condivise, output AI e tool vanno in noindex se non servono alla ricerca. Ecco cosa fare.
- Autore
Luca Avallone- Data di pubblicazione
- Tempo di lettura
- 7 min di lettura

Articolo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e verificato sulle fonti ufficiali indicate in fondo alla pagina.
Il 26 ottobre 2026 Google ha aggiornato la sua guida contro lo spam generato dagli utenti con due indicazioni nuove: le pagine create per essere condivise con un link (conversazioni, risultati generati, strumenti interattivi) non dovrebbero finire nell'indice se non sono pensate per la ricerca, e gli abusi vanno monitorati con Search Console. Riguarda chi ha un sito con chatbot AI, configuratori, generatori di preventivi, recensioni, commenti o profili pubblici: sono tutte porte aperte per chi vuole riempire il tuo dominio di pagine spam.
In sintesi
- Cosa è successo: il 26 ottobre 2026 Google Search Central ha aggiornato la guida "Prevenire lo spam generato dagli utenti sul tuo sito" aggiungendo una sezione sull'indicizzazione dei contenuti condivisi tramite link e indicazioni sul monitoraggio in Search Console.
- La regola nuova: se il tuo servizio permette di creare pagine condivisibili, output generati o strumenti interattivi, chiediti se devono essere trovati sui motori di ricerca o solo aperti da chi ha il link.
- Cosa consiglia Google: per le pagine nate per condivisione, collaborazione o utilità, applicare di default la regola
noindex(meta tag o headerX-Robots-Tag) oppure bloccare la scansione con robots.txt. - Monitoraggio: controllare con regolarità i report Indicizzazione delle pagine e Prestazioni di Search Console per picchi anomali di pagine indicizzate, impressioni o query fuori tema.
Cos'è lo spam generato dagli utenti
Lo spam generato dagli utenti è il contenuto di bassa qualità che terze persone pubblicano sul tuo sito sfruttando funzioni aperte. Google cita i moduli di commento e gli altri campi in cui gli utenti possono inserire contenuti, oltre alle piattaforme che permettono di pubblicare pagine condivise, contenuti generati o web app. Secondo Google, chi fa spam può usare queste funzioni per creare un gran numero di pagine o siti che violano le norme anti-spam e aggiungono poco o nessun valore al web.
Il problema non è solo di immagine. Le pagine spam finiscono sotto il tuo dominio, possono comparire nei risultati di ricerca con query che non c'entrano nulla con la tua attività e, nei casi gravi, portare a un'azione manuale da parte di Google. Per questo la guida parte da un principio semplice: di solito prevenire l'abuso non è difficile, e anche un ostacolo semplice, come una verifica insolita da superare prima di interagire con il sito, può scoraggiare chi fa spam.
Pagine condivise e output AI: cosa dice la nuova sezione
La parte nuova si intitola "Only index content meant for Search", cioè indicizza solo i contenuti pensati per la ricerca. Google invita chi offre pagine condivisibili, output generati o strumenti interattivi a valutare se quei contenuti devono essere trovati tramite i motori di ricerca oppure aperti solo da chi riceve il link.
Quando una pagina nasce per la condivisione diretta, la collaborazione o l'utilità e non per essere scoperta dalla ricerca pubblica, Google suggerisce di applicare di default la regola noindex, con un meta tag robots o con l'header HTTP X-Robots-Tag, oppure di bloccare la scansione nel file robots.txt.
Esempi concreti su siti ed e-commerce
- Chatbot AI con link di condivisione: se il tuo chatbot AI permette di condividere una conversazione con un URL pubblico, quella pagina in genere non serve a Google.
- Generatori e configuratori: preventivi automatici, configuratori di prodotto, calcolatori o risultati di quiz che creano un URL per ogni utente.
- Bozze e anteprime: pagine di anteprima di landing page, wishlist pubbliche, carrelli condivisi, documenti di collaborazione.
- Contenuti di utenti nuovi: per post e commenti pubblicati da utenti senza reputazione sulla piattaforma, Google suggerisce di valutare il
noindexe di permettere l'indicizzazione solo quando l'utente si è guadagnato una reputazione.
Noindex o robots.txt: attenzione a non sommarli
Google indica entrambe le strade, ma non sono equivalenti. Nella sua documentazione su noindex precisa che la regola funziona solo se la pagina non è bloccata da robots.txt: se il crawler non può accedere alla pagina, non vede il noindex e l'URL può comunque comparire nei risultati, per esempio se altre pagine lo linkano. Per le pagine che vuoi davvero fuori dall'indice, quindi, il noindex su pagine scansionabili è di solito la scelta più affidabile; robots.txt serve soprattutto a ridurre la scansione.
Come monitorare lo spam con Search Console
L'altra novità riguarda il monitoraggio. Google consiglia di verificare il sito o il sottodominio in Search Console, così da ricevere email in caso di azione manuale o di problemi di sicurezza, e di controllare con regolarità due report:
- Indicizzazione delle pagine: un aumento improvviso delle pagine indicizzate che non corrisponde a nuovi contenuti tuoi è un segnale da approfondire.
- Prestazioni: impressioni e query che non c'entrano con il tuo settore (per esempio farmaci, scommesse o prestiti) possono indicare pagine spam create da terzi.
La guida suggerisce anche di tenere traccia, a livello di piattaforma, di quante pagine pubbliche vengono create e indicizzate, con avvisi per anomalie come picchi di nuove pagine o pochi utenti che generano gran parte degli URL indicizzabili. La guida elenca anche altri controlli utili: picchi improvvisi di traffico nei log del server, operatore site:, Google Alerts e la Safe Browsing API per individuare phishing e malware.
Cosa fare in pratica: checklist in 6 passi
- Fai l'inventario di tutte le funzioni che creano URL pubblici: chatbot, form, configuratori, profili, recensioni, anteprime, link di condivisione.
- Decidi pagina per pagina quali tipi di contenuto devono essere trovati su Google e quali no. Una scheda prodotto sì, la conversazione condivisa di un cliente quasi mai.
- Imposta il noindex di default sui contenuti nati per la condivisione, con meta tag robots o header
X-Robots-Tag, già in fase di sviluppo. - Qualifica i link nei contenuti degli utenti con
rel="ugc"orel="nofollow", come suggerisce Google, per togliere a chi fa spam l'interesse a lasciare link. - Metti degli ostacoli: una policy anti-abuso chiara, la moderazione manuale dove serve, reCAPTCHA o sistemi simili nei moduli di registrazione e blocchi per IP ricorrenti.
- Controlla Search Console almeno una volta a settimana, con un occhio a picchi di pagine indicizzate e a query anomale.
Se stai progettando un nuovo sito o una piattaforma con funzioni per gli utenti, conviene prevedere queste regole in fase di web design e sviluppo, non dopo. Lo stesso vale per funnel e landing page che generano pagine personalizzate per ogni lead. Per altri controlli tecnici legati a Google, leggi anche la nostra guida su robots.txt e il nuovo segnale per l'addestramento AI e quella sugli URL SEO con trattini o underscore. Se usi già un assistente sul tuo store, trovi spunti anche nell'articolo sui chatbot AI per Shopify.
Domande frequenti
Lo spam generato dagli utenti può penalizzare il mio sito?
Sì, può. Le pagine spam pubblicate da terzi sul tuo dominio violano le norme anti-spam di Google e, se Google rileva il problema, può applicare un'azione manuale. Verificare il sito in Search Console ti permette di ricevere un'email se succede.
Devo mettere in noindex le conversazioni condivise del mio chatbot?
In genere sì. Secondo Google, le pagine create per la condivisione diretta o per utilità, e non per essere trovate dalla ricerca, dovrebbero avere il noindex di default. Una conversazione condivisa di solito rientra in questo caso.
Meglio noindex o robots.txt per le pagine condivise?
Google accetta entrambe le soluzioni, ma il noindex funziona solo se la pagina non è bloccata da robots.txt. Se vuoi che una pagina non compaia nei risultati, usa il noindex e lascia la pagina accessibile al crawler.
Come capisco se qualcuno sta creando pagine spam sul mio sito?
Controlla in Search Console il report Indicizzazione delle pagine, alla ricerca di aumenti improvvisi, e il report Prestazioni, alla ricerca di query fuori tema. Aiutano anche l'operatore site:, i log del server e gli avvisi interni sui picchi di nuove pagine.
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Se il tuo sito ha un chatbot, form, recensioni o pagine generate in automatico, possiamo verificare insieme quali URL finiscono su Google e impostare le regole giuste di indicizzazione. Richiedi un preventivo e raccontaci il tuo progetto.
Fonti: Google Search Central, Prevenire lo spam generato dagli utenti sul tuo sito; Google Search Central, registro degli aggiornamenti della documentazione; Google Search Central, Norme anti-spam per la Ricerca Google; Google Search Central, Bloccare l'indicizzazione con noindex; Google Search Central, Qualificare i link in uscita; Guida di Search Console, report Indicizzazione delle pagine.
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